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Gli scarti, il nuovo petrolio

Pubblicato su Corriere.it

Gusci di noce per produrre energia. Dagli Stati Uniti arriva l’ultima novità in materia ambientale, ma il settore è molto vivo anche in Italia. Lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Expo durante la Giornata mondiale dell’ambiente ha sottolineato l’importanza di questo genere di riutilizzo delle materie di scarto dell’industria alimentare. E l’idea di Russ Lester, della fattoria Dixon Ridge Farms a Sacramento, è solo un esempio di come si possa ricavare elettricità e biogas da quello che fino a ieri era un rifiuto.

Nuovo modello di farming

L’azienda californiana sta applicando appieno il nuovo modello di farming: riduzione al massimo dei consumi, con i testa quelli idrici, e sfruttamento di ogni parte delle risorse. Così, ora, non solo ha eliminato i consumi di energia e i rifiuti, ma è diventata a sua volta un produttore di elettricità e concimi. Gli scarti agricoli (in Italia ogni anno se ne producono 12 milioni di tonnellate) sono inoltre una miniera di sostanze preziose per i cosmetici.

Biogas

In Italia il biogas è stato per un certo periodo messo in discussione: per gli agricoltori è stato molto conveniente, grazie alle sovvenzioni statali, utilizzare il frutto delle proprie coltivazioni, in particolare quelle cerealicole, per produrre energia. Non a caso tra gli anni 2010 e 2011 c’è stata una vera esplosione degli impianti: nel settore agrozootecnico sono passati da 273 a 521. E la conferma degli incentivi ha favorito una crescita continua. Soltanto in Lombardia, regione trainante anche in questo ambito economico, uno degli ultimi censimenti ha contato oltre 400 aziende che in modo o nell’altro creano biogas. Questo ha diminuito le risorse agricole, perché era più conveniente usare i terreni per cultivar utili per queste attività piuttosto che la produzione di cibo.

Gli esempi italiani

Oggi comunque la discussione è stato superata dai fatti: molte aziende hanno intrapreso la strada percorsa dalla Dixon Ridge, ovvero utilizzare solo gli scarti per la creazione di energia. Ecco alcuni esempi. Uno è la Inalca di Ospedaletto lodigiano: la Spa lombarda è nel settore della carne e da qualche anno ha avviato un impianto per il riutilizzo degli scarti di lavorazione, soprattutto le interiora e i fanghi. Grazie ad essi la Inalca crea calore ed elettricità, oltre ad aver eliminato buona parte dei rifiuti. Un altro nello stesso campo è la Clai (Cooperativa lavoratori agricoli imolesi) di Imola, una cooperativa che produce carni fresche suine e bovine specializzata in salami. Nel 2011 ha avviato la costruzione di un impianto che, una volta completato, permette di ottenere una potenza elettrica pari a 888 kW. Un altro ancora è il lavoro che si sta avviando su larga scala per gli scarti del nocciolo. «Solo nella Provincia di Viterbo», ha affermato in una recente intervista Petronio Coretti, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Viterbo, «la coltura del nocciolo si estende per oltre 18 mila ettari ed è un settore che caratterizza l’agricoltura della Tuscia, in particolare nella zona dei Cimini». Un altro esempio infatti è il Trevigiano dove alcune aziende hanno cominciato a destinare alla produzione di energia i residui delle colture tradizionali, nello specifico caso i sarmenti di vite. I dati ottenuti da una ricerca sul tema di Veneto Agricoltura hanno attestato «potenzialità sorprendenti in termini di recupero degli scarti viticoli e di conseguente miglioramento della gestione locale delle colture agricole e del territorio».

Gli incentivi per le biomasse

Questi però sono soltanto alcuni esempi. Si può citare l’impianto pilota di Catania per produrre energia dal «pastazzo», lo scarto della lavorazione degli agrumi. Il settore è molto vivo e per chi ha investito in questa direzione già dai primi anni Duemila sono già rientrati i denari spesi e anche di più. E gli incentivi non sono ancora finiti: nel decreto Milleproroghe approvato di recente sono stati rinnovati i parametri di tassazione che favoriscono chi crea energia da scarti e biomasse oltre che prodotti agrozootecnici.

http://www.corriere.it/ambiente/15_giugno_16/energia-biomassa-scarti-strategici-agroenergetica-4962eae8-1430-11e5-896b-9ad243b8dd91.shtml

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