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In loving memory of Hunter S. Thompson

Il Qatar vuole coltivare il deserto. E può

“We launched Zulal Oasis back in 2013, through a partnership between Hassad Food and Oasis Agrotechnology, a consortium led by Primaflor Group (the leading greenhouse and production technology company in Europe), to test and adapt the company’s technology to the local climate”. “We are pleased to announce that this pilot project has achieved great success. The technology proved to be perfectly suited for Qatar’s climate; it also exceeded expectations regarding the yield and quality, producing more than 37 kilograms per sqm of highest quality European Standard”. “The Zulal Oasis technology is a long term sustainable production model, with the capability of   producing high grade crops 12 months a year regardless of the season, since the technology was developed as an integrated farming system that operates efficiently by utilizing the local climate conditions, while efficiently using and recycling 100% of the irrigation water”. “We would like to invite the local farmers, investors and agriculture sector specialists to join us for a site visit at the Headquarters of Zulal Oasis in Al-Shahaniya during the open day on 27th August to learn more about the new technology we developed to support the local economy”. The new generation of hydroponic greenhouses tops the achievements of Zulal Oasis; with its long-life strong structure, state of the art design and technological advances makes this agricultural technology the most advanced, efficient and suitable for arid climates. The greenhouse design is based upon a comprehensive concept, using cutting-edge technology such as the worldwide-patented crop system; New Growing System (NGSTM), which is the most advanced hydroponic system in the world. NGSTM has several state of the art advantages such as, not using soil or substrate materials for agriculture, natural self-purification, maximum development of roots and 100% recirculating nutrient solution. Additionally, the NGS system provides comprehensive standard irrigation system which makes it by far the most efficient for farmers in terms of productivity, strength and health of plants, saving water and fertilizers, as well as uniformity and quality of the products. The Dry Air Cooling System (DACS) is an automated smart climate control system used by Zulal Oasis for cooling the greenhouses. It operates with the highest efficiency in terms of uniformly cooling all the parameters of the greenhouse regardless of the outside temperature. The DACS technology has been adapted to the local weather and humidity, to provide the optimum environment for plants throughout the year; additionally this unique system consumes no water for operation and provides no moisture.

The Zulal Oasis technology is financially viable, as the cost of production is highly competitive and lower than imported products of the same quality. It also allows diversification in the produced crops regardless of the season to meet the ongoing market demand.

Zulal Oasis also offers a complete service including design, planning & engineering, construction and manufacturing of greenhouses components, project management, technical advice, farmers training, input supply & maintenance, farm operation as well as marketing and distribution of products. All these services are in place to achieve the highest levels of productivity and profitability for greenhouses agriculture.​

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Gli scarti, il nuovo petrolio

Pubblicato su Corriere.it

Gusci di noce per produrre energia. Dagli Stati Uniti arriva l’ultima novità in materia ambientale, ma il settore è molto vivo anche in Italia. Lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Expo durante la Giornata mondiale dell’ambiente ha sottolineato l’importanza di questo genere di riutilizzo delle materie di scarto dell’industria alimentare. E l’idea di Russ Lester, della fattoria Dixon Ridge Farms a Sacramento, è solo un esempio di come si possa ricavare elettricità e biogas da quello che fino a ieri era un rifiuto.

Nuovo modello di farming

L’azienda californiana sta applicando appieno il nuovo modello di farming: riduzione al massimo dei consumi, con i testa quelli idrici, e sfruttamento di ogni parte delle risorse. Così, ora, non solo ha eliminato i consumi di energia e i rifiuti, ma è diventata a sua volta un produttore di elettricità e concimi. Gli scarti agricoli (in Italia ogni anno se ne producono 12 milioni di tonnellate) sono inoltre una miniera di sostanze preziose per i cosmetici.

Biogas

In Italia il biogas è stato per un certo periodo messo in discussione: per gli agricoltori è stato molto conveniente, grazie alle sovvenzioni statali, utilizzare il frutto delle proprie coltivazioni, in particolare quelle cerealicole, per produrre energia. Non a caso tra gli anni 2010 e 2011 c’è stata una vera esplosione degli impianti: nel settore agrozootecnico sono passati da 273 a 521. E la conferma degli incentivi ha favorito una crescita continua. Soltanto in Lombardia, regione trainante anche in questo ambito economico, uno degli ultimi censimenti ha contato oltre 400 aziende che in modo o nell’altro creano biogas. Questo ha diminuito le risorse agricole, perché era più conveniente usare i terreni per cultivar utili per queste attività piuttosto che la produzione di cibo.

Gli esempi italiani

Oggi comunque la discussione è stato superata dai fatti: molte aziende hanno intrapreso la strada percorsa dalla Dixon Ridge, ovvero utilizzare solo gli scarti per la creazione di energia. Ecco alcuni esempi. Uno è la Inalca di Ospedaletto lodigiano: la Spa lombarda è nel settore della carne e da qualche anno ha avviato un impianto per il riutilizzo degli scarti di lavorazione, soprattutto le interiora e i fanghi. Grazie ad essi la Inalca crea calore ed elettricità, oltre ad aver eliminato buona parte dei rifiuti. Un altro nello stesso campo è la Clai (Cooperativa lavoratori agricoli imolesi) di Imola, una cooperativa che produce carni fresche suine e bovine specializzata in salami. Nel 2011 ha avviato la costruzione di un impianto che, una volta completato, permette di ottenere una potenza elettrica pari a 888 kW. Un altro ancora è il lavoro che si sta avviando su larga scala per gli scarti del nocciolo. «Solo nella Provincia di Viterbo», ha affermato in una recente intervista Petronio Coretti, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Viterbo, «la coltura del nocciolo si estende per oltre 18 mila ettari ed è un settore che caratterizza l’agricoltura della Tuscia, in particolare nella zona dei Cimini». Un altro esempio infatti è il Trevigiano dove alcune aziende hanno cominciato a destinare alla produzione di energia i residui delle colture tradizionali, nello specifico caso i sarmenti di vite. I dati ottenuti da una ricerca sul tema di Veneto Agricoltura hanno attestato «potenzialità sorprendenti in termini di recupero degli scarti viticoli e di conseguente miglioramento della gestione locale delle colture agricole e del territorio».

Gli incentivi per le biomasse

Questi però sono soltanto alcuni esempi. Si può citare l’impianto pilota di Catania per produrre energia dal «pastazzo», lo scarto della lavorazione degli agrumi. Il settore è molto vivo e per chi ha investito in questa direzione già dai primi anni Duemila sono già rientrati i denari spesi e anche di più. E gli incentivi non sono ancora finiti: nel decreto Milleproroghe approvato di recente sono stati rinnovati i parametri di tassazione che favoriscono chi crea energia da scarti e biomasse oltre che prodotti agrozootecnici.

http://www.corriere.it/ambiente/15_giugno_16/energia-biomassa-scarti-strategici-agroenergetica-4962eae8-1430-11e5-896b-9ad243b8dd91.shtml

orti e smartphone, il futuro è già qui

dalla GazzettadiSalerno – Finiti i tempi in cui, in partenza per una vacanza, si chiedeva al vicino di casa di innaffiare le piante perché non seccassero… Oggi ci pensa un chip ad accudire le piante quando non ci siamo, secondo i nostri comandi, che inviamo collegandoci al cloud con un dispositivo tipo smartphone o tablet, o attraverso un pannello di domotica installato in casa.

E’ l’era dell’agricoltura 2.0, o meglio di Ortotica, il sistema ideato da un gruppo di ingegneri ”contadini” maghi dell’elettronica made in Salerno, che vogliono fare del territorio di appartenenza la Silicon Valley patria del connubio agricoltura-tecnologia, senza trascurare l’aspetto della salvaguardia ambientale, come dimostrato dai parametri di funzionamento dei loro sistemi; uno per tutti, ad esempio, il sistema di irrigazione domestica: un quadro elettronico utilizza una tecnologia domotica per controllare un sistema di coltura all’interno di un’abitazione.

Si tratta di una coltivazione di tipo idroponico, vale a dire senza terra ma sull’acqua: da una consolle all’interno della casa o con il cellulare, è possibile controllare la fertilizzazione, l’irrigazione e l’illuminazione dell’orto. Un sistema che consente di ridurre i consumi di acqua, e non solo.

Dai sensori di umidità e temperatura, a impianti per l’irrigazione automatica: il nuovo sistema integrato di gestione, monitoraggio e controllo delle coltivazioni in grado di impostare e modificare tutti i parametri di crescita delle piante, ideato da Alessandro Fedullo, Vittorio Arenella e soci, è destinato a rivoluzionare il mondo degli operatori agricoli, professionali o appassionati che siano.

Insetti e agricoltura, la lotta e gli arabi civilizzatori

Con questo articolo inauguriamo una serie dedicata a un protagonista dell’agricoltura: l’insetto. Le specie esistenti sono migliaia, quindi non potremo parlare di tutte, ma i gruppi più interessanti saranno oggetto della nostra attenzione. I due gruppi di cui vogliamo trattare saranno principalmente divisi in UTILI e DANNOSI.
Per capire quanto queste specie siano importanti basta constatare da quanto tempo sono al centro dell’attenzione delle preoccupazione delle società umane: la lotta è iniziata con i primi insediamenti agricoli risalenti a circa 10,000 anni fa1. Questi primi assembramenti si crearono in buona parte anche perchè si erano impiantate le prime colture stabili, si stava passando cioè a una società agricola in sostituzione di quella nomade che viveva principalmente di caccia e pesca. E in quello stesso momento è iniziata la sfida con gli insetti o entomi2.
E già da subito alcuni si sono rivelati dei flagelli o pest3, mentre altri degli alleati dell’uomo. Nel primo gruppo ci sono alcune specie di coleotteri come la calandra un animaletto ghiotto di cereali e che continuerà a far parlare per millenni. Ma anche l’anobio e il lasioderma. E della loro presenza fin da tempi antichissimi ci sono diversi reperti archeologici, resti di cereali e altre piante con i danni tipici di questi insetti, che lo testimoniano. Dall’altro lato però ci sono anche quelli utili, classificabili come quelli che mangiano gli insetti dannosi (le coccinelle non a caso sono ancora oggi un sistema di contrasto biologico molto utilizzato) oppure come quelli in grado di produrre materie prime (le api sono un esempio, ma anche gli insetti che venivano utilizzati per creare tinture particolari).
Ma non ci sono solo questo genere di prove: una grande testimonianza dell’importanza degli insetti nella vita umana appare evidente dalla presenza in tutte le civiltà antiche di almeno una divinità entomoforme. Assiri, Antichi Egizi, Greci e Romani, avevano tutti un dio o una dea legati agli insetti. E spesso proprio a forma di insetto, almeno in una delle sue possibili sembianze. I ritrovamenti di amuleti o raffigurazioni varie hanno testimoniato fisicamente che la competizione o collaborazione con queste specie viventi dura ormai da migliaia di anni. E un altro fatto è che non si è ancora arrivati a un equilibrio definitivo. Nonostante questo, la parte di insetti che ha un effetto sull’agricolura è circa l’1 per cento delle specie totali presenti sulla Terra4.
Le prime difese però furono proprio di ordine magico-religioso: da una parte ogni civiltà schierò qualche divinità con il compito di proteggere le coltivazioni dagli insetti dannosi, dall’altra si applicavano metodi magici come l’installazione di amuleti su persone o cose o rituali magici. Per millenni si proseguì così, appaltando buona parte delle difese ai sacerdoti che curiosamente nell’antica Grecia vennero equiparati lessicalmente ai parassiti: il termine infatti indica qualcuno che sta vicino (para, da cui ad esempio paraggi, significa vicino, nei pressi) e scrocca da mangiare (sitos,  vuol dire cibo) agli altri, così come erano usi i religiosi con le offerte dei fedeli.
I primi a unire seriamente questo genere di armi a pratiche agronomiche più razionali forono gli arabi. Come abbiamo visto nel libro5 con la loro espansione i seguaci di Maometto implementarono e esportarono anche quanto avevano appreso dai romani in termini di agricoltura. Non solo, furono anche i primi a organizzare le prime coltivazioni di riso per produrre cibo in quantità (esisteva anche prima, ma non come prodotto per le masse), così come raffinarono la tradizione agricola romana, e quella mesopotamica, integrandola con nuove specie importate dall’Asia e con nuove tecniche agronomiche. Non a caso, tra l’VIII e il XIV secolo gli autori musulmani hanno dedicato una cinquantina di opere alle scienze dell’agricoltura (ilm al filāḥa)6 : buona parte di esse furono scritte in Andalusia, dove per secoli visse e prosperò il califfato di Cordova. Sotto di esso si creò una vera e propria scuola, una comunità scientifica vera e propria. Il testo che ne segna l’inizio è il Calendario di Cordova, una anwā in arabo ovvero uno zibaldone in italiano: si tratta cioè di un testo che raccoglie diverse conoscenze di materie diverse. Fu molto utile però perchè conteneva preziose e dettagliate informazioni sulle specie vegetali, oltre cento, che crescevano in quei territori nel X secolo. La parte più rilevante dei trattati di agronomia di questa scuola furono scritti nel XI secolo.
Nel prossimo post vedremo come gli arabi hanno affrontato gli insetti e molto altro.
1Confronta con Sociologia rurale e storia dell’agricoltura di M.Bonessa, M.Rossi, M. Ferretto

2Entomo è un sinonimo di insetto e costituisce la base lessicale per ogni termine che li riguardi come entomologo, ovvero esperto di insetti

3Il termine pest, mutuato dal latino pestis, in inglese indicato tutto ciò che è dannoso e viene spesso utilizzato anche per le specie di insetti

4Confronta con Tecniche di difesa delle colture di Santi Longo 2013

5Si tratta di Sociologia rurale e storia dell’agricoltura

6In La civiltà islamica: scienze della vita. Agronomia di Mohamed El Faȉz

Un altro nemico in arrivo dall’Asia

Piccolo, ma pericolosissimo per l’ambiente. E anche per il portafoglio. La Popillia Japonica è uno scarabeo asiatico in grado di attaccare fino a trecento specie vegetali e ormai arrivato anche in Italia: dall’estate 2014 si susseguono gli avvistamenti nel Parco del Ticino e in altre zone tra Lombardia e Piemonte, segnalazioni che hanno spinto gli enti regionali a intervenire.
L’insetto è giunto in Europa continentale da poco tempo, prima era stata individuata solo nelle Azzorre, ma già preoccupa le istituzioni: se lasciato andare è in grado di causare pesanti spese. Negli Stati Uniti, dove è comparso per la prima volta all’inizio del 1900, “venivano stimati già nel 2004 costi di circa 450 milioni di dollari per la lotta all’insetto e per i danni arrecati” spiega un documento della Regione Piemonte pubblicato a fine febbraio.
“Per i gravi danni che pu? arrecare è inserito tra gli organismi di quarantena (Direttiva 2000/29 CE e lista A2 dell’EPPO) di cui deve essere vietata l’ulteriore introduzione e diffusione in altre aree europee – scrive Davide Michelatti, dirigente del Settore Fitosanitario – Gli adulti, che volano da giugno a settembre, sono polifagi e negli Stati Uniti, dove è presente da quasi un secolo, si alimentano su oltre 300 specie vegetali tra cui sono comprese piante spontanee, ornamentali, colture di pieno campo, da frutto e forestali. Tra le specie d’interesse agrario si possono ricordare: mais, melo, pesco, soia, vite e molte altre”.
Per questo gli interventi sono stati immediati e condivisi con altri enti: “Il Settore Fitosanitario del Piemonte, in collaborazione con l’Ente Parco del Ticino, ha subito attivato i primi interventi di monitoraggio sulla diffusione dell’insetto e di contrasto allo sviluppo della sua popolazione mediante raccolta manuale degli adulti sulla vegetazione e sistemazione di una sessantina di trappole per la cattura massale. Complessivamente sono stati raccolti circa 27.500 esemplari”.
Da questi dati è partita la decisione di compiere un ulteriore passo avanti: individuare le aree del focolaio e quelle tampone. In tutto sono coinvolti i territori, interi o per alcune parti, dei comuni di Pombia, Marano Ticino, Oleggio, Bellinzago Novarese, Cameri e Galliate, Romentino, Mezzomerico, Divignano, Varallo Pombia e Novara. E questo solo per cercare di limitare subito l’espansione del piccolo ospite in grado di oltrepassare qualunque controllo doganale. Anche in America, nonostante i massicci investimenti, non è riuscita l’eradicazione dello scarabeo.
E, come avverte l’agronomo dell’Università di Catania Santi Longo sul periodico dell’Accademia dei Georgofili, il pericolo è duplice perchè l’insetto attacca le piante da sopra e da sotto: “Gli adulti, lunghi in media 1 centimentro, dal torcace verde brillante e dalle ali color rame o bronzo, con caratteristici ciuffi di peli bianchi ai margini dell’addome, si alimentano di foglie, fiori e frutti, mentre le larve terricole rodono le radici di piante erbacee spontanee e coltivate”. Non a caso è stata anche descritta come “la larva che pu? mangiare un prato da sotto”.
Un ulteriore allarme come ormai sta diventando normale per il mondo agricolo e non solo: le specie pericolose importate dagli altri continenti sono ormai centinaia. E ci sono anche i batteri, come la Xilella che sta uccidendo olivi e agrumi nel Sud Italia e che pare, a quanto riportato dal presidente della Coldiretti lombarda Ettore Prandini, sia arrivata anche in Brianza infestando piante di caffè usate come ornamentali. Gli scarabei come la Popillia Japonica si vedono e si riescono almeno a limitare, anche se una soluzione definitiva non c’è. La direzione degli insetticidi nelle normative europee è più vista come una soluzione temporanea: spesso si cerca di introdurre un predatore naturale che manca per i nuovi arrivati. Ma si utilizzano anche altri strumenti: per contrastare una vespa particolarmente dannosa per le api, è soprannominata ‘killer’ perchè più aggressiva del calabrone anche verso l’uomo, in Lombardia si sta studiando anche l’utilizzo di piccoli radar per trovare e distruggere i nidi. Segno che ormai la lotta all’invasione è a tutto campo.

McDonald’s e i broccoli al sapore di BigBubble

Non lo traduco perché è un inglese abbastanza semplice. L’idea comunque poteva venire solo agli americani.

It sounds like one of Willy Wonka’s rejected ideas: Bubble gum-flavored broccoli. But the creation was far from fictional: It was a concoction whipped up by the fast-food giant McDonald’s (MCD), with chief executive Don Thompson telling attendees at a Thursday event that the motivation was to create a way to get kids to eat healthier, according to Business Insider. So why isn’t your local McDonald’s selling bubble-gum flavored brassicas? Apparently adding a sweet flavor to broccoli doesn’t make it any more appetizing to kids, who were confused by the taste, Thompson told the audience. The test comes as the fast-food chain is under pressure to create healthier options, while some consumers are shifting to rivals such as Chipotle (CMG), which promotes its use of organic and local produce. Still, McDonald’s isn’t giving up on tweaks to its menu. Instead of introducing candy-flavored veggies, it’s focusing on tactics such as reducing the size of its fry servings and adding low-fat yogurt to its Happy Meals. Asked about the gum-flavored broccoli, McDonald’s responded in an email to CBS MoneyWatch, “We’re always looking at new food innovations and recipes that will appeal to our customers.” It didn’t disclose how the gum flavor was added to broccoli or if it’s working on other approaches to making veggies more appealing to kids. The world’s largest restaurant chain is under pressure to revive sales. It’s streamlining its menu to compete more effectively against Chipotle and other fast-casual chains. To that end, McDonald’s has been testing a build-your-own burger concept, and also allowing some franchisees to tweak their menus. The new approach may be having an impact, with McDonald’s posting October same-store sales that topped analysts’ expectations.

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L’Expo del cibo ignora le verdure

Riporto qui di seguito un articolo molto interessante di una scienziata dell’Accademia dei Georgofili, istituzione con una storia di qualità intellettuale lunga secoli. La sintesi è quella del titolo del post: l’Expo dell’alimentazione ha dimenticato gli ortaggi, cioè le verdure, dai cluster, cioè dai gruppi tematici in cui è organizzata. Forse erano tutti tanto presi da non accorgersene. Intanto ecco un altro imbarazzante incidente sul percorso di questi ultimi anni.

GLI ORTAGGI DIMENTICATI NEI “CLUSTER” DI EXPO 2015
di Stefania De Pascale

L’Accademia dei Georgofili e la Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura (SOI), intervengono nel dibattito che precede l’inizio di EXPO Milano 2015 in difesa degli ortaggi dimenticati nei Cluster (http://www.expo2015.org/it/esplora#map-group-cluster).
Mancano ormai meno di 90 giorni a EXPO Milano 2015 il cui tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” rappresenta senza ombra di dubbio una grande opportunità  per dare visibilità  alle produzioni agricole nazionali. Nella presentazione dell’iniziativa, Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, ha dichiarato: “Ad Expo vogliamo rappresentare la grandezza del patrimonio agro-alimentare italiano che vanta una storia, una qualità  e una ricchezza straordinarie, frutto anche del profondo legame con i territori di tutto il Paese”. Se questo è uno degli obiettivi prioritari per il nostro Paese, appare a dir poco singolare l’assenza degli Ortaggi (o “Verdure”) tra i Cluster di EXPO. Questa assenza è imperdonabile considerando l’importanza che gli ortaggi (a cui spesso viene ascritta anche la patata) assumono nell’alimentazione a livello mondiale, basti pensare ai paesi asiatici e a quelli mediterranei (un esempio per tutti: il pomodoro!).  L’importanza degli ortaggi nella nutrizione umana viene ricondotta anche al loro ruolo di regolatori dell’attività  metabolica ed è per tale motivo che gli ortaggi hanno nella piramide alimentare un posto analogo a quello della frutta e che la World Health Organisation (WHO) ne promuove con forza il consumo.
L’assenza tra i Cluster appare ancora più grave se si considera l’importanza rivestita dal comparto in Italia (superficie coltivata circa 570.000 ha, produzione circa 16 milioni di tonnellate, fatturato circa 6 x 109 euro pari al 16% della PLV agricola nazionale, consumo pro-capite circa 220 kg/anno cui si sommano oltre 40 kg/anno di patate) che risulta di gran lunga superiore a quella dei legumi secchi (i legumi freschi sono aggregati agli ortaggi) che EXPO affianca alla frutta nel Cluster “Frutta e Legumi”. In Italia, infatti, l’orticoltura rappresenta il principale comparto all’interno dell’aggregato delle coltivazioni agricole (50,5% delle colture erbacee e il 27,1% dell’insieme delle colture erbacee, legnose e foraggere) e il secondo per ordine d’importanza, dopo quello delle carni. Tale comparto, inoltre, è presente in tutte le Regioni e si caratterizza per una forte differenziazione a livello territoriale sia in peso che per specializzazione produttiva. In termini di scambi con l’estero, nel 2012 i soli “ortaggi” hanno fatto registrare valori equivalenti al 21% delle esportazioni del settore primario. A questi valori – legati sostanzialmente ai prodotti freschi – vanno aggregati i valori di export relativi agli “ortaggi trasformati”, quale espressione dell’interesse dell’industria agroalimentare nazionale.  Il saldo commerciale (import/export) – a differenza di quello dell’agroalimentare nel suo insieme che manifesta un rallentamento – è sempre positivo sia per l’orticoltura fresca (13,7%) sia per quella trasformata (40,5%).
Va anche sottolineato che “Frutta e Legumi” risulta, nel panorama nazionale e internazionale, uno strano binomio in quanto, Frutta e Ortaggi (in Inglese: Fruits and Vegetables; in Francese: Fruits et Légumes ma il termine francese Légumes viene tradotto con il termine italiano ortaggi o, più in generale, verdura) vengono “storicamente” studiati congiuntamente per una serie di affinità  relative non solo alle principali caratteristiche chimiche che ne condizionano le proprietà nutrizionali e la fisiologia post-raccolta, ma anche all’intensività del processo produttivo, alle caratteristiche merceologiche che ne definiscono i legami con l’agro-industria e la GDO,  al valore delle produzioni areiche e non ultime alle connessioni con l’hobby farmer (le diverse forme di agricoltura hobbistica e amatoriale).
Queste sono le considerazioni che l’Accademia dei Georgofili e la SOI hanno condiviso con il Ministro delle Politiche, Agricole, Alimentari e Forestali e con la Presidente del Comitato Scientifico di EXPO nella speranza di contribuire a sanare questa “dimenticanza” anche, e soprattutto, nel rispetto dell’elevato numero di operatori del comparto Orticolo che ci auguriamo EXPO Milano 2015 non voglia dimenticare.

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Il Gramellino Fazioso

ARB

Leggo l’ultimo Gramellini ( http://www.lastampa.it/2014/08/19/cultura/opinioni/buongiorno/funerali-di-stato-M1JNn0KCgWc8LHSH1JTZiO/pagina.html)  e mi chiedo con che faccia si possa essere così fuorvianti e faziosi ( mai aggettivo fu più appropriato).

Populismo e demagogia in salsa di finto buon senso. Un colpo al cerchio dei vecchietti e una alla botte dei giovani disoccupati. Dicendo ai secondi che devono difendere le pensioni incomprensibilmente alte dei primi per poter beneficiare della loro paghetta fino a che morte non li separi. Anzi, nella malaugurata ipotesi che l’ultranovantenne defunga mi raccomando di nascondere bene, molto bene,  il cadavere per poter beneficiare di quello che, secondo il BuonGiorno di Gramellini, è l’unico reddito su cui si può contare.

Oltre chiaramente all’eredità della casa paterna che, anche in un momento di crisi economica, è sempre un bel regalo piovuto dall’alto.

Ma l’ennesima espressione di quel caranvasserraglio di finto buonismo che è il circo Faziano, si dimentica di dire che case e pensioni sono state…

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Denominazioni d’origine, sono più dei controllori

Un articolo di Teatro Naturale che merita di essere letto. A quanto pare ci sono solo 177 persone che vigilano su una marea di etichette. E tanti tanti soldi. Abbiamo certificato talmente tanta roba che non c’è stato il tempo di trovare chi la controllasse…

http://www.teatronaturale.it/tracce/economia/19635-in-177-agenti-vigilano-su-un-fatturato-di-12-miliardi-di-euro-all-anno.htm

Drosophila suzuki, una cura ‘bio’

Di questo fastidioso insetto ci eravamo già occupati: è a causa sua se i piccoli frutti come fragole lamponi e ciliegie sono stati irrorati di molti più insetticidi, compresi quelli che non hanno superato tutti i test sulla sicurezza, che negli altri anni. Si tratta infatti di un animale molto resistente e adattabile, molto di più delle specie simili autoctone. Oggi pare che si sia trovata la soluzione ecosostenibile per limitarne i danni. Ci sono dei parassiti per le larve che potrebbero servire come riporta la rivista online dell’Accademia dei Georgofili: 
 
Nonostante l’adozione di un elevato numero di trattamenti insetticidi, e sebbene il Ministero della Salute abbia autorizzato, in regime di deroga per il controllo della specie, nuove (spinetoram) e vecchie (deltametrina, fosmet) sostanze attive, compreso il dimetoato (non più ammesso da alcuni anni su ciliegio), gli attacchi del drosofilide sui piccoli frutti sono ancora di forte entità e si teme che possano compromettere l’economicità delle produzioni di settore. 
Ora però la speranza di un prossimo graduale ridimensionamento del problema sembra abbia trovato la luce grazie ai risultati di ricerche bio-ecologiche, svolte dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con l’Università dell’Oregon (USA), che recentemente sono stati presentati da Marco Valerio Rossi Stacconi all’ “VIII Workshop on Integrated Soft Fruit Production” (IOBC/WPRS, Pergine Valsugana, Trento, 26-28 May 2014). Due anni di indagini di laboratorio e di pieno campo, condotte in provincia di Trento e nella Willamette Valley in Oregon sugli antagonisti di D. suzukii, hanno infatti permesso di accertare che un parassitoide larvale, Leptopilina heterotoma Thomson (Hymenoptera Figitidae), e due parassitoidi pupali, Pachycrepoideus vindemiae Rondani (Hymenoptera Pteromalidae) e Trichopria drosophilae Perkins (Hymenoptera Diapriidae), sono in grado di svilupparsi efficacemente a carico del drosofilide.

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